PIATTAFORMA DELLA RETE NAZIONALE
PRECARI della SCUOLA.
La Rete
nazionale precari della scuola rifiuta ogni tentativo di
ridimensionamento della gestione statale dell’istruzione pubblica, che
snatura la scuola statale nella sua funzione costituzionale del
superamento delle differenze di sesso, religione, lingua, condizioni
psico-fisiche e sociali.
Il sistema pubblico è il solo ad essere
aperto a tutti, caratterizzato dalla libertà di insegnamento e dal
pluralismo; esso è il solo modello che, se ben finanziato, può
rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che impediscono
l'eguaglianza dei cittadini. Questa funzione di emancipazione della
scuola è stata notevolmente ridimensionata dalle politiche di tagli
alle risorse destinate all’istruzione pubblica negli ultimi anni, in
particolare con l’ultima manovra finanziaria della legge 133 (articolo
64). La piena attuazione dell’uguaglianza sostanziale richiede che sia
assicurato a tutti i cittadini il raggiungimento degli obiettivi dello
sviluppo personale e della partecipazione sociale, e ha come passaggio
obbligato e ineliminabile la tutela di quanti abbiano minori
possibilità culturali ed economiche.
La funzione principale che la
scuola è chiamata a svolgere dalla Costituzione non è semplicemente
quella di valorizzare gli alunni più meritevoli, ma di rendere
possibile a tutti, compresi gli alunni più svantaggiati, la
partecipazione attiva alla vita della scuola e successivamente della
società. Invece, operazioni quali la reintroduzione del maestro unico,
figura superata da decenni, cancellano anni di sperimentazione
didattica e pedagogica basati sulla condivisione di responsabilità tra
docenti e sugli approfondimenti disciplinari a favore del
potenziamento, del recupero e dell’integrazione degli alunni.
“La
promozione di una piena concorrenza tra istituzioni scolastiche” (PDL
Aprea) che vede in competizione scuole pubbliche tra loro e scuole
pubbliche con scuole private è alla base di un processo di
destrutturazione del sistema dell’istruzione statale, che si sta
evidenziando in maniera crescente. Il ridimensionamento del corpo
docenti, l’aumento degli alunni per classe, la riduzione dell’orario
d’insegnamento, l’accorpamento delle classi di concorso, la proposta di
nuove forme di reclutamento (chiamate dirette dei dirigenti scolastici)
e il ritorno del maestro unico, il taglio degli insegnanti di sostegno,
vanno di pari passo con una politica di attribuzione delle risorse
modulate in funzione della capacità di ogni scuola di attrarre il
maggior numero di studenti. La funzione emancipatrice della scuola
viene condizionata da una logica prevalentemente mercantile dove il
preside da primus inter pares, sottoposto alla volontà collettiva degli
organi collegiali, diviene come dirigente scolastico un amministratore
completamente assorbito dalla spasmodica ricerca di finanziamenti
esterni tendenzialmente ridotti nel numero e nell’entità. La proposta
d’introduzione delle fondazioni di diritto privato all’interno del
consiglio d’amministrazione delle scuole e la conseguente riduzione
della rappresentanza dei docenti non è altro che una conseguenza della
riduzione dei fondi pubblici e della loro diseguale distribuzione. La
paventata competizione tra scuola pubblica e privata si riduce, nei
fatti, in una “privatizzazione” della scuola pubblica e dei rapporti di
lavoro che in essa si esplicano.
Come insegnanti precari siamo
direttamente sottoposti alla mannaia dei tagli. Qualora mantenessimo
saltuariamente il nostro posto di lavoro ci troveremmo ad operare in
una scuola nella quale i nostri diritti verrebbero ancor più
calpestati: l’assunzione diretta da parte dei dirigenti scolastici
alimenta quelle tendenze all’arbitrio ed alla mancanza di regole
nell’assunzione che già oggi, in alcuni casi appaiono latenti. Quale
libertà d’insegnamento ci potrà essere in una scuola nella quale un
dirigente scolastico, rafforzato nel suo potere rispetto ad organi
collegiali ridimensionati, viene pesantemente condizionato dalle
direttive indicate dalle fondazioni private?
La combinazione di
autoritarismo all’interno e di mercantilismo e subalternità verso le
fondazioni all’esterno sviliscono la qualità della didattica, la scuola
come fattore di partecipazione collettiva e di elaborazione di un
sapere critico e, quindi, di uno sviluppo sociale ed intersoggettivo
della persona.
La modificazione dello stato giuridico del docente,
accompagnato dalla riduzione del livello della contrattazione nazionale
rispetto a quella regionale e d’istituto elimineranno, di fatto, una
reale rappresentanza delle RSU nelle scuole. A ciò si accompagna una
stratificazione gerarchica delle varie figure di docente (iniziale,
ordinario, esperto) la quale fa presagire una futura condizione di
cannibalismo e di progressiva erosione di diritti e la ricattabilità
continua nei confronti dell’intero corpo docente. La nostra condizione
di precarietà verrà, di fatto, estesa all’insieme dei lavoratori della
scuola, eliminando la condizione di pariteticità e cooperazione tra
insegnanti, che è la migliore garanzia di qualità ed efficienza nel
sistema dell’istruzione.
Dietro le roboanti proclamazioni di
meritocrazia e lotta ai fannulloni si nasconde un modello di società
fondato sulla miope esaltazione dell’individuo decontestualizzato che
si traduce, nei fatti, nella svalutazione delle qualità personali e
nella conseguente valorizzazione del servilismo, della continua ricerca
dell’ambizione individuale e del clientelismo. L’attacco che riceviamo
immediatamente come insegnanti precari si connette, quindi,
organicamente con l’attacco che stanno subendo gli insegnanti di ruolo,
il personale ATA, gli studenti medi ed universitari e, più in generale,
l’intero comparto dell’istruzione e del complessivo mondo del lavoro.
L’alleanza tra noi è posta nei fatti.
La lotta in difesa della
scuola pubblica e della qualità dell’insegnamento, la capacità di
emancipazione sociale che la contraddistingue sono direttamente
collegate con la difesa dei diritti dei lavoratori che in essa operano,
con l’estensione del principio di collegialità tra le sue componenti
contro ogni logica di autoritarismo. Contrastiamo radicalmente la
logica che scaturisce dall’articolo 64 della legge 133, dalla legge 169
e dal PDL Aprea e, soprattutto in virtù della nostra condizione di
precari, rifiutiamo l’impianto complessivo della riforma della scuola e
dell’Università.
La possibilità di ottenere dei risultati passa
attraverso la nostra autorganizzazione, la costruzione di un movimento
unitario di insegnanti precari all’interno del più ampio movimento in
difesa dell’istruzione pubblica.
Le nostre richieste più
immediate, che sottoponiamo alla discussione di tutte le componenti del
precariato della scuola e dell’università, sono le seguenti:
- Abrogazione dell’
articolo 64 e 66 della legge 133 e della legge 169
- ABROGAZIONE DEI COMMI:
411 punto d) 413, 414 dell'art.2 della L.244/07
- Ritiro della Proposta
di legge “Aprea”
- Aumento dei fondi
destinati all’istruzione statale.
-
Ripristino della pluralità docente e attuazione integrale del tempo
pieno e modulare garantito nello stesso modo in tutte le regioni e
finanziato dalla fiscalità generale
- Difesa dell’organico
esistente docente e personale ATA
-
Stabilizzazione dei 142.000 posti assegnati a livello nazionale dai
vari CSA provinciali attraverso la trasformazione dell’organico di
fatto in ruolo
- Stabilizzazione
dell’organico di fatto del personale.
-
Diminuzione degli alunni medi per classe nel rispetto dei parametri
stabiliti per legge, condizionanti l’agibilità delle aule e dei
laboratori scolastici, e in considerazione della presenza di alunni
disabili, così come espresso nel Parere della VII Commissione cultura,
scienza e istruzione della Camera dei deputati sul Piano programmatico,
approvato il 27/11/2008.
- Aumento del rapporto
tra il numero degli insegnanti di sostegno e quello degli alunni
diversamente abili
- Sblocco del turn over
sostituendo tutti gli insegnanti in pensionamento.
-
“ripulire” le graduatorie ad esaurimento di tutti i docenti assunti in
ruolo (quindi, non più precari) al fine di capire il reale numero dei
precari storici;
- Abrogazione della
modifica del Titolo V della
Costituzione che trasferendo le competenze dallo Stato alle regioni,
province e comuni nega il principio costituzionale secondo il quale la
scuola privata e confessionale è garantita senza oneri per lo Stato
(nel rispetto dell’articolo 33 della costituzione).
- Applicazione
nelle scuole private e paritarie delle condizioni contrattuali e delle
modalità di reclutamento vigenti per i lavoratori delle scuole statali.
- Rafforzamento del
potere degli organi collegiali all’interno della scuola e della loro
funzione decisionale.
- parità di diritti e
doveri tra personale a tempo indeterminato e personale a tempo
determinato.
- Assegnazione di tutte
le cattedre intere e frazionate tramite graduatorie ad esaurimento.
-
No al ridimensionamento dei Centri Territoriali Permanenti, che
comporta una riduzione delle cattedre con la conseguente congestione
delle graduatorie.
Allegati alla piattaforma.
Vengono
qui raccolte le principali proposte di articolazione della piattaforma,
emerse durante il dibattito dell’assemblea del 30 novembre e
sostanzialmente condivise.
• l’assunzione a tempo
indeterminato dei precari della scuola, come richiesta della
piattaforma. Rifiutiamo qualsiasi forma di prolungamento delle durate
degli incarichi a tempo determinato, come quella di triennalizzare i
contratti.
• l’equiparazione tra docenti di ruolo e docenti
precari del punteggio derivante da servizio effettivamente prestato e
dei diritti sul luogo di lavoro;
• la revisione dei criteri di
formazione e di utilizzazione delle graduatorie di circolo e di
istituto, per ottenere un ampliamento del numero di scuole disponibili,
secondo due possibilità: graduatoria di circolo e di istituto unica
provinciale, divisa in tre fasce; oppure, secondo il modello tuttora
vigente, la scelta delle scuole potrebbe essere lasciata ai docenti (ma
in numero più elevato rispetto a oggi - minimo 30) e ogni istituto, una
volta esaurita la propria graduatoria di prima fascia, dovrebbe essere
obbligato a utilizzare le graduatorie di prima fascia di tutti i
circoli e gli istituti della provincia, per poi passare, secondo le
stesse modalità, alla seconda e terza fascia.
• esaurire le
graduatorie di prima fascia (docenti inseriti nella graduatoria ad
esaurimento provinciale) di tutti i circoli ed istituti della provincia
per poi convocare i docenti inseriti nelle graduatorie di seconda
(abilitati) e terza fascia (non abilitati); dunque, tutte le
istituzioni scolastiche, una volta esaurita la graduatoria interna di
prima fascia dovranno attingere alle stesse dei circoli e/o istituti
viciniori;
• “ripulire” le graduatorie ad esaurimento di tutti i
docenti assunti in ruolo, compresi i docenti delle scuole private, al
fine di capire il reale numero dei precari storici;
• vietare ai
docenti già di ruolo di inserirsi nelle graduatorie ad esaurimento in
altre province (alternativa per loro in mancanza di trasferimento e
danno per i precari).
• rispettare il numero di 20 alunni per classe laddove vi è iscritto un
alunno diversamente abile.
Rete nazionale precari della scuola

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